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BOLOGNA TRA PAPI E PATRONI

Il mistero della lapide sbagliata nel palazzo del Comune

Tra i tanti segreti e le curiosità della città di Bologna, in pochi sanno che uno di questi si trova proprio sotto gli occhi di tutti: sulla facciata del palazzo Comunale infatti, c’è un eclatante riferimento sbagliato ad un’opera d’arte d’eccezione.
Ma potranno i bolognesi essere così distratti?

Se vi è mai capitato di passeggiare per il centro di Bologna e raggiungere Piazza Maggiore, avrete sicuramente notato, oltre alla sede dell’antica Borsa, Palazzo Re Enzo e la maestosa Basilica di San Petronio, l’imponente Palazzo d’Accursio, sede del Comune dal 1336.

Sulla sua facciata, proprio sopra all’ingresso principale, svetta la statua in bronzo dello scultore Alessandro Menganti, seguace di Michelangelo, datata 1580 e raffigurante Papa Gregorio XIII (personaggio molto importante per la città e conosciuto ai più perché fu l’ideatore del calendario gregoriano). Gli osservatori più attenti noteranno un’assurda stranezza: alle spalle del Papa si trova una lastra di marmo con un’incisione dedicata non a lui, ma a San Petronio, ottavo vescovo di Bologna e Patrono della città: Divus Petronius protector et pater.

Ma se l’icona è dedicata al Papa, per quale motivo la lapide ha un chiaro riferimento al santo Patrono?

In realtà non si tratta di un madornale errore o di una distrazione, ma di un vero e proprio escamotage, una storica beffa bolognese!

Nel 1796 infatti, la statua di Gregorio XIII venne modificata a seguito di un decreto napoleonico che vietava le statue papali: nelle città occupate da Napoleone venivano fuse tutte le statue dei papi per creare immagini a lui dedicate.

I bolognesi si armarono dunque di ingegno e per non doverla fondere, decisero di lasciarla esattamente dov’era, ma di camuffarla e trasformarla in quella del santo patrono della città per tutto il tempo necessario. Oltre ad inserire la lapide in questione, venne dunque costruita una mitra per coprire la tiara pontificia e gli fu posto un pastorale in mano. Dopo quasi cento anni Gregorio poté assumere nuovamente la sua identità, ma rimangono tracce della vicenda proprio nell’iscrizione sulla lapide, la quale verrà lasciata sopra la statua anche dopo il 1895, data in cui l’opera tornò all’originaria identità.

Con questa irriverente “mascherata” i bolognesi riuscirono ad aggirare il decreto ed a salvare la statua di Gregorio alla quale erano così tanto legati, ma crearono negli anni a venire (e continuano a creare anche oggi) molta confusione tra i meno attenti e meno informati!

Bologna Palazzo Comunale statua
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