STORIA, FRAGILITA’ E MONITORAGGI DELLA TORRE CHE SFIDA IL TEMPO
La Garisenda: la torre di Bologna tra crolli temuti e problemi strutturali
nel cuore di Bologna, accanto alla più slanciata e celebre Torre degli Asinelli, la Torre Garisenda si impone da secoli come una presenza inquieta. Più bassa, più tozza, visibilmente inclinata, la Garisenda non ha mai smesso di destare attenzione, timore e fascino. È la torre che pende, ma soprattutto è la torre che da sempre pone una domanda alla città: quanto può resistere una struttura quando il terreno sotto di essa non è stabile?
Oggi la Garisenda è al centro di un’attenzione rinnovata, fatta di monitoraggi costanti, interventi di messa in sicurezza e dibattiti pubblici. Ma i problemi che la riguardano non sono un fenomeno recente. Al contrario, accompagnano la torre fin dalla sua costruzione, attraversando il Medioevo, l’età moderna e l’epoca contemporanea. La sua inclinazione non è un incidente improvviso, ma il risultato di una fragilità strutturale stratificata nel tempo.
La nascita della Garisenda e i primi segnali di instabilità
La Torre Garisenda viene costruita nel corso del XII secolo, in un periodo in cui Bologna è attraversata da una vera e propria “febbre delle torri”. Le famiglie aristocratiche cittadine innalzano strutture sempre più alte come simbolo di prestigio, potere e controllo urbano. Anche la Garisenda nasce in questo contesto competitivo, probabilmente per volontà della famiglia omonima, come torre difensiva e segno di affermazione sociale.
In origine la Garisenda era molto più alta di quanto appaia oggi. Le fonti storiche indicano che superava i 60 metri, rendendola una delle torri più imponenti della città. Tuttavia, già nelle prime fasi della sua esistenza iniziano a manifestarsi i problemi che ne segneranno il destino. Il terreno su cui sorge — composto da strati alluvionali e materiali poco compatti — non offre una base omogenea e stabile.
La fondazione, relativamente superficiale rispetto al peso della struttura, comincia presto a cedere in modo differenziato. È questo cedimento irregolare a provocare l’inclinazione progressiva della torre. A differenza di un evento traumatico, come un terremoto o un crollo improvviso, il problema della Garisenda si sviluppa lentamente, quasi impercettibilmente, ma in modo continuo.
Già nel Medioevo l’inclinazione è evidente e preoccupante. Le cronache parlano di una torre “che pende”, tanto da entrare nell’immaginario cittadino. È lo stesso Dante Alighieri a citarla nella Divina Commedia, utilizzandola come termine di paragone visivo per descrivere una struttura instabile. Un riferimento che dimostra come la Garisenda fosse già allora nota per la sua precarietà.
Proprio per ridurre il rischio di crollo, tra il XIII e il XIV secolo si decide di abbassarne drasticamente l’altezza, smontando la parte superiore. Una scelta drastica ma necessaria, che salva la torre dalla distruzione, ma ne cambia per sempre l’aspetto. È il primo grande intervento “difensivo” della storia della Garisenda: un compromesso tra conservazione e sicurezza che anticipa, di secoli, i problemi e le decisioni che ancora oggi accompagnano la vita della torre.
Cedimenti, riduzioni e interventi nel corso dei secoli
Nonostante il ridimensionamento, la Garisenda continuò a inclinarsi. Nel corso dei secoli successivi furono realizzati consolidamenti parziali, spesso limitati dalle conoscenze tecniche dell’epoca. Le fondamenta vennero rinforzate, ma senza poter intervenire in modo radicale sul problema del terreno. La torre rimase così in equilibrio precario, stabile ma non “sicura” nel senso moderno del termine. La sua inclinazione divenne parte dell’identità stessa dell’edificio.
Dalla percezione storica al monitoraggio scientifico moderno
Per molti secoli la Garisenda è stata “tenuta d’occhio” più con l’esperienza che con la scienza. Si osservavano crepe, variazioni visive, piccoli cedimenti, ma mancavano strumenti in grado di misurare con precisione l’evoluzione del problema. È solo tra XX e XXI secolo che la torre entra a pieno titolo nel campo dell’ingegneria strutturale moderna.
Con l’introduzione di sensori, inclinometri e sistemi di monitoraggio continuo, è stato possibile registrare movimenti millimetrici, variazioni nel tempo e risposte della struttura agli agenti esterni. I dati raccolti hanno confermato ciò che si sospettava da tempo: la Garisenda è una struttura dinamica, che reagisce alle vibrazioni, al traffico, alle variazioni climatiche e alle modifiche del sottosuolo urbano.
Un ruolo importante lo gioca anche il contesto circostante. La torre sorge nel centro di Bologna, in una zona storicamente attraversata da canali, scavi, rifacimenti stradali e infrastrutture sotterranee. Ogni intervento urbano, anche lontano nel tempo, ha contribuito a modificare l’equilibrio del terreno. La Garisenda, già fragile per natura, ha “assorbito” questi cambiamenti con un lento ma costante adattamento.
Il passaggio dalla percezione storica al controllo scientifico ha segnato una svolta: la torre non è più solo un monumento da ammirare, ma un organismo da sorvegliare. La consapevolezza dei rischi ha portato a limitazioni, studi approfonditi e a una nuova attenzione pubblica. La Garisenda non è improvvisamente diventata instabile: lo è sempre stata. La differenza è che oggi, finalmente, siamo in grado di misurare con precisione quanto e perché.
I problemi strutturali contemporanei: monitoraggi, allarmi e interventi
Il nodo principale resta il terreno di fondazione. La Garisenda poggia su suoli eterogenei, caratterizzati da strati argillosi compressibili, che nei secoli hanno subito assestamenti differenziati. Le tecniche costruttive medievali, pur ingegnose, non potevano prevedere la durata millenaria dell’opera né le sollecitazioni moderne, come il traffico urbano, le vibrazioni e le variazioni idrogeologiche.
A partire dagli anni Duemila sono stati intensificati i sistemi di monitoraggio con sensori e inclinometri. I dati raccolti hanno confermato che la torre è stabile nel breve periodo, ma strutturalmente fragile nel lungo termine. Non si parla di un crollo imminente, bensì di una condizione che richiede attenzione costante.
Le amministrazioni comunali succedutesi nel tempo hanno adottato un approccio prudenziale: limitazioni temporanee dell’area circostante, studi approfonditi, progettazione di interventi di consolidamento mirati. L’obiettivo non è “raddrizzare” la Garisenda — ipotesi irrealistica e culturalmente inaccettabile — ma stabilizzarla, rallentando o arrestando i movimenti del terreno e mettendo in sicurezza la struttura muraria.
La Garisenda oggi: simbolo fragile di una città che cambia
Oggi la Garisenda è un simbolo della complessità di Bologna. La sua immagine, accostata a quella più slanciata della vicina Asinelli, racconta una città che convive con il proprio passato, cercando un equilibrio tra tutela, sicurezza e vita contemporanea.
La percezione pubblica dei problemi della torre è cambiata. Se in passato l’inclinazione era vista come una curiosità o una stranezza affascinante, oggi è letta come un segnale di vulnerabilità. La Garisenda è diventata, suo malgrado, un caso emblematico di come il patrimonio storico richieda manutenzione continua, competenze scientifiche e investimenti costanti.
Nel corso del tempo, Bologna ha imparato a convivere con questa precarietà. Gli interventi di riduzione dell’altezza, i consolidamenti delle fondazioni, i monitoraggi moderni raccontano una città che non ha mai smesso di interrogarsi sulla propria eredità. Oggi, più che in passato, la Garisenda è osservata con attenzione scientifica: sensori, analisi strutturali e controlli costanti non servono a creare allarmismo, ma a garantire che il rischio resti sotto controllo.
La torre, chiusa e sorvegliata, continua a svolgere il suo ruolo simbolico. Non è un monumento immobile, ma un organismo storico vivo, che richiede cura continua. La sua inclinazione non è solo un problema tecnico, ma una metafora potente: la storia non è mai perfettamente in equilibrio, e conservarla significa accettarne anche le fragilità.

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